Caro HomoPalla,
stamattina sono andato a fare un sopralluogo in alcune case famiglia che stanno nella mia città. Cercavo di essere freddo, professionale, nel mio ruolo istituzionale, ma intanto entrava dentro un'emozione...le persone che mi aprivano le loro case per essere "controllati" erano persone che stavano vivendo un'esperienza unica, di convivenza con gli scarti della società, con gli ultimi...vedevo case che magari avevo intravisto da fuori senza poter immaginare cosa le scaldava.
C'era un cuore dentro quelle case, lo sentivo pulsare mentre entravo nelle camere per vedere se erano a norma, lo sentivo mentre prendevo appunti sulla struttura, il numero degli ospiti...ogni ospite aveva una vita particolarissima, ma non avevo tempo di ascoltarla, avrei voluto tanto, a me competono i numeri...avrei voluto essere per un attimo dall'altra parte della barricata, tra i controllati, tra chi si sporca le mani dal primo momento in cui mette piede già dal letto.
Il mio lavoro mi sta mettendo in contatto con una parte della mia città che non conosco, mi apre finestre sul sottobosco pulsante, brulicante di formiche al lavoro: raccolgono i pezzi che cadono dalla grande macchina sociale.
Nel salotto c'è una ragazzina tetraplegica, si è appena svegliata e fa fatica a tenere gli occhi aperti. Sento uno strano disagio nel vederla in quello stato. Si chiama xxxxx, mi dicono, era anoressica fino a qualche anno fa, poi nel giorno della sua cresima ha avuto un infarto. Facciamo il giro della casa e intanto penso a lei, vedo le sue foto appese al muro della camera, era molto carina, allegra. Prima di uscire dalla casa mi guarda negli occhi e mi sorride. e il cuore si scioglie.
FedePalla
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